I Tarocchi di Bimbasperduta

Ottobre 14, 2026

La magia di Samhain: come si è trasformata la festa dei morti

In questo articolo voglio parlarvi della magia di Samhain e di come si è trasformata la festa dei morti. Desidero condividere con voi le mie riflessioni sul vero significato di Samhain. Un viaggio tra esoterismo, rituali di divinazione e la trasformazione della festa dei morti oggi, partendo dalla mia esperienza di pagana e di Sibilla. […]
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In questo articolo voglio parlarvi della magia di Samhain e di come si è trasformata la festa dei morti. Desidero condividere con voi le mie riflessioni sul vero significato di Samhain. Un viaggio tra esoterismo, rituali di divinazione e la trasformazione della festa dei morti oggi, partendo dalla mia esperienza di pagana e di Sibilla.

La magia di Samhain: come si è trasformata la festa dei morti

La regina Victoria in costume di Halloween

Oltre le origini storiche di Samahin

Oggi conosciamo molto bene le origini storiche di Samhain, l’antico capodanno celtico, così come ormai è di dominio pubblico il significato di Halloween, cioè la contrazione di All Hallows’ Eve, che in italiano significa Vigilia di Ognissanti. Nella newsletter di ottobre racconto come, in epoca vittoriana, si sia passati dalla celebrazione di Ognissanti, con le sue tradizioni radicate nella cultura popolare di tutta l’Europa, ai festeggiamenti mondani e commerciali di Halloween.

Da Halloween a Samhain

In questo articolo, invece, vorrei fare l’operazione opposta, riflettere, cioè, su come siamo passati da Halloween a Samhain. Perché la festa di Samhain che noi celebriamo non è più certo il Capodanno Celtico dei Celti né somiglia ai Lemuralia romani o a qualsiasi altra celebrazione precristiana dedicata agli antenati. Le nostre moderne celebrazioni sono ormai molto diverse persino dalle tradizioni popolari alle quali spesso ci rifacciamo e non potrebbe essere altrimenti. Halloween ha profondamente cambiato il nostro rapporto con la festa dei morti, ha cambiato le nostre abitudini, i nostri sentimenti e anche il nostro rapporto con l’Aldilà sono profondamente cambiati in questo secolo e mezzo.

Come si è trasformata la festa dei morti

Ad impedirci di celebrare Samhain, o altre feste simili, in modo storicamente fedele non è solo la mancanza di fonti complete o l’impossibilità di riprodurre la celebrazione in modo esatto; ciò che rende il nostro Samhain così diverso da quello dei nostri antenati è il nostro modo di vivere e di sentire questa festa.

La festa dei morti ieri

Che si trattasse di Samhain, di Lemuria o dei Misteri Eleusini, le celebrazioni in onore degli antenati o che richiamavano il rapporto con il regno dei morti erano caratterizzate da un forte legame con la terra. Un legame fisico, immediato e urgente. Dopo il raccolto di ottobre non vi sarebbero più stati prodotti freschi fino a febbraio. Dopo il mese di ottobre non sarebbe più stato possibile seminare. Se non si fosse seminato, non si sarebbe avuto nessun raccolto in primavera. Questa è un’urgenza che oggi non possiamo nemmeno concepire. Il mese di ottobre era un momento delicato e pieno di tensioni reali.

Prima della magia di Samhain, le tenebre

Aver seminato, tuttavia, non assicurava il raccolto. Chi ha un orto o un giardino sa che seminare non sempre vuol dire raccogliere. Non tutti i semi germoglieranno. I fattori che determinano un buon raccolto sono molti e la maggior parte sono fuori dal controllo umano.

A questo bisogna aggiungere la mancanza di luce e di difese dal freddo efficaci come quelle moderne. Basti pensare che fino al 1600 circa solo i ricchi potevano permettersi i vetri alle finestre e che solo nel 1700 si è scoperto come creare lastre di vetro intere. La maggior parte della popolazione, per proteggere le case dal freddo, doveva rinunciare alla luce adottando finestre molto piccole per limitare la dispersione del calore e coprendole con stoffa o pelle per impedire al vento di entrare.

Per questi motivi l’arrivo della stagione fredda era un momento caratterizzato da una tensione e da un’incertezza oggi impossibili da concepire.

Dèi e spiriti

La mancanza di controllo sulla realtà si traduceva per i nostri antenati nella consapevolezza che il mondo fosse governato da forze aliene alla loro volontà e al loro operato. Mancava la conoscenza scientifica di molti fenomeni, perciò, nella concezione antica erano le forze spirituali a governare il mondo. Non vi era una separazione tra spirito e materia. Il mondo degli Dei e il mondo dei morti erano considerati, a tutti gli effetti, reali quanto quello dei vivi e altrettanto reali potevano essere gli effetti delle azioni degli Dei dei morti e dei vivi su entrambi i mondi.

Prima del cristianesimo gli Dèi e i defunti avevano bisogni simili a quelli umani: dovevano mangiare, bere, coprirsi e così via. La funzione delle offerte era proprio quella di soddisfare questi bisogni in cambio di protezione, soccorso e guida.

Le celebrazioni collettive di Samhain, dunque, avevano lo scopo di assicurare la protezione degli Dèi per l’intera comunità. Servivano a rinnovare il patto. Vi era un rapporto di reciprocità solenne. Gli auspici e i segni osservati durante le cerimonie erano risposte reali degli Dèi. La loro presenza era fondamentale per rasserenare gli animi in vista del periodo più duro e incerto dell’anno.

Il sangue non è acqua

L’espressione “il sangue non è acqua”, per gli antichi aveva un significato concreto. Il significato della stirpe, del sangue e della famiglia è un valore che oggi fatichiamo moltissimo a comprendere. Era un legame forte, indissolubile che poteva attraversare le epoche. Era ben più di un’eredità di caratteri fisici, morali ed economici. Il legame con la stirpe implicava una fitta rete di obblighi e diritti. Proteggeva e legava. La storia e il destino della stirpe erano anche la storia e il destino dell’individuo singolo. Attraverso il culto degli antenati si rinnovava questo legame e si assolveva agli obblighi che esso comportava. Si trattava però di un obbligo sociale, non solo privato. Sia perché gli spiriti dei defunti, se non soddisfatti, divenivano fantasmi molesti, sia perché gli obblighi verso la famiglia prescindevano dal rapporto personale e si rifacevano a debiti di gratitudine molto più ampi, antichi e fuori dal controllo personale.

Il ruolo degli antenati

Se i vivi avevano degli obblighi verso i defunti, anche i defunti avevano obblighi verso i vivi per quel principio di reciprocità che, come abbiamo visto, caratterizzava il sistema familiare antico. Dagli Dèi non ci si poteva aspettare aiuto, ma dagli antenati sì. In quanto spiriti abitatori dei mondi invisibili, gli antenati potevano interagire con le forze invisibili che governavano il mondo e mutare il corso degli eventi.

La festa dei morti oggi

Non importa quanti spiriti degli antenati possiamo vedere o se stiamo seguendo un percorso di psicogenealogia o di costellazioni familiari, la nostra percezione degli antenati non potrà mai essere la stessa dei nostri nonni perché manca il sostegno del tessuto sociale. Le conseguenze delle azioni dei nostri antenati non ricadono su di noi allo stesso modo di cento o anche solo cinquant’anni fa e questo cambia molto le cose, anche quando vi sia una percezione profonda del legame invisibile esistente tra noi e le generazioni passate e future. In effetti, quel legame è diverso.

Il raccolto come simbolo

Anche quando coltiviamo e tendiamo all’autosufficienza alimentare, la nostra sopravvivenza non è influenzata dal raccolto in maniera così urgente e diretta come accadeva ai nostri avi. Se il raccolto sarà povero, potremo sempre andare al supermercato. Anche se nella realtà il legame con la terra esiste, oggi per noi è talmente invisibile da diventare inesistente. Parole come carestia, siccità o raccolto non evocano più situazioni concrete, non sono legate a conseguenze il cui impatto siamo in grado di immaginare nella nostra vita. Il raccolto è solo un simbolo, al massimo ci fa pensare alla promozione o allo stipendio mensile, ma non è la stessa cosa.

La magia di Samhain, luci nell’oscurità

Quando scrissi l’articolo Zucche nostrane, mi colpì molto quello che diceva un signore anziano a proposito delle cocce priatorje, nel foggiano. L’uomo spiegava che ai suoi tempi queste zucche intagliate erano davvero le teste dei morti e che la ricorrenza era mesta e religiosa, mentre oggi è una festa. Ogni gesto rituale che noi compiamo oggi è solo simbolico, nessuno di noi si aspetta, profondamente, che abbia un impatto reale, non in senso letterale, almeno. L’idea che oggi abbiamo degli spiriti, degli Dèi, degli antenati e del nostro rapporto con loro è profondamente cambiata.

Samhain non segna più l’inizio dell’oscurità perché le nostre città non conoscono il buio. Le zucche, perciò, non possono che essere simboli.

I mostri, i fantasmi, le creature liminali non sono più forze reali e terrificanti ma portali di fuga dal materialismo, fiamme di speranza che vi sia un senso, desiderio di ritrovare senso e scopo.

Il nuovo volto di Samhain

La riflessione su queste differenze tra ieri e oggi mi ha portato a chiedermi se abbia senso, oggi, celebrare Samhain secondo le formule antiche o seguendo i rituali dei templi e delle congreghe più recenti e personalmente, alla fine, ho ritenuto fosse poco importante. Credo che oggi una struttura rigida e universale non possa più soddisfare le esigenze e le aspettative spirituali della collettività, non abbiamo più una collettività a cui affidarci senza bisogno di pensare.

Il nostro tempo è il tempo della responsabilità; è questa la paura che Samhain ci chiede di affrontare: la maschera orrenda che arde nella notte è la libera scelta.

Nessuna definizione dall’alto: noi stessi, singolarmente, siamo chiamati a definire cosa siano la stirpe e il sangue, gli Dèi e il destino. Quali  tradizioni conservare e quali non hanno più significato. Non è più l’azione esteriore a definire la nostra spiritualità, ma è la nostra disposizione d’animo, il nostro intento interiore a definire la qualità delle azioni esteriori.

Il ritorno alla terra

C’è però una pratica universale che può aiutarci individualmente ed è, ancora una volta, il ritorno alla terra. Avviene come un processo alchemico in chi coltiva. La trasformazione del giardino avviene anche nell’anima di colui o colei che lo coltiva senza che vi sia stata una volontà espressa in tal senso. Coltivare può essere celebrazione e guida alle celebrazioni al tempo stesso. Coltivare può aiutarci a guardare ogni cosa da un punto di vista nuovo, diverso che fino a quel momento non avevamo considerato. La terra agisce su ciascuno in modo dolce e silenzioso, seguendo il ritmo del suo respiro, non giudica, non punisce e non premia, segue solo le sue leggi e insegna, silenziosa.

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