Mentre in tutta Italia, il 15 agosto è il giorno di Ferragosto o, per i più religiosi, l’Assunzione della Vergine, per Trapani il 15 agosto è il giorno di Maria S.S. di Trapani, co-patrona della città, Venere novella, Stella Maris che nutre, protegge, guida la città e alla quale la città dedica una devozione unica in Italia.
Grazie all’antropologia culturale è universalmente noto che il culto dei santi si innesta su culti precristiani attraverso un complesso processo di cristianizzazione e continuazione cultuale. Si potrebbe pensare che la sovrapposizione tra antica divinità pagana e santo cristiano sia lineare, che le due entità coincidano perfettamente, ma proprio per la complessità di tale processo la sovrapposizione non è mai perfetta poiché segue principi e logiche differenti secondo il luogo e le epoche.
È, per esempio, il caso di Trapani, che in epoca romana aveva due patroni: Saturno e Venere, e che oggi, invece, è patrocinata da S. Alberto degli Abati e Maria SS. di Trapani.
La Leggenda
Anche se la Madonna di Trapani diventerà patrona della città solo nella seconda metà del Settecento, il suo culto risale già al XIII secolo.
Intorno al 1291 una nave mercantile proveniente dalla Siria e diretta a Pisa, cercò riparo da una terribile tempesta proprio a Trapani.
Passata la tempesta, la nave si preparò a salpare per la sua reale destinazione, ma non appena cercò di lasciare il porto, onde monumentali si levarono a impedirle il passaggio.
L’evento si ripeté per giorni e giorni, ogni volta che la nave provava a salpare, i venti si levavano e le onde la respingevano in porto. Dopo essersi consultati, i marinai giunsero alla conclusione che forse la Madonna non volesse partire.
Del loro prezioso carico, infatti, faceva parte anche una statua in marmo bianco di Madonna con bambino.
Lasciarono la statua alla custodia delle autorità cittadine, che avrebbero provveduto a inviarla a Pisa con una nave quando fosse stato possibile.
Quando una nave fu pronta per andare a Pisa con altre mercanzie, le autorità prepararono anche la Madonna per il viaggio, ma i buoi incaricati di portare la statua al porto presero, invece, la via della campagna e si diressero verso il convento dei Carmelitani che improvvisarono per la Vergine una processione di benvenuto.
Era il 16 agosto, giorno celebrato ancora oggi dai Trapanesi con processioni e messe solenni e uno spettacolo pirotecnico sul mare, il gioco del fuoco della Madonna.
La Madonna di Trapani come novella Venere
Il nome, Trapani, deriva dal greco Δρέπανον (Drépanon) e dal latino Drepanum, che significano entrambi “falce”, perché, vista dall’alto, la città ha proprio la forma di una falce.
Per questo motivo, la città era sotto la protezione di Saturno, dio romano dell’Età dell’Oro e dell’agricoltura, il cui attributo era, appunto, la falce.
Ma il culto più famoso della zona era quello alla Venere Ericina, alla quale i Romani avevano dedicato persino un tempio a Roma.
Il culto della Venere di Erice è antichissimo, probabilmente risalente ai culti sicani (le popolazioni autoctone del territorio) e successivamente fusosi con i culti fenici e poi greci e romani.
Come Venere, la Madonna di Trapani giunge dal mare, e come la Dea, anche lei ha potere sulla vegetazione e sui marinai.
Non tutti lo sanno, ma Afrodite, Venere per i Romani, è una Dea di origine orientale e, guarda caso, la Madonna di Trapani giunge per nave proprio dalla stessa area geografica di provenienza di Venere.
Come Venere, la Madonna è legata alla bellezza; è infatti chiamata anche Bedda Matri, Bella Madre. Questo appellativo, sebbene tipico di tutta la Sicilia, è particolarmente sentito a Trapani, dove indica non solo il legame profondo tra la Madonna e i devoti che la sentono vicina come la propria madre, ma anche l’ammirazione che essi hanno per la sua estetica, vissuta da Trapanesi come un’autentica virtù, proprio come per Venere nei tempi antichi.
Per i Trapanesi è fonte di grande vanto la bellezza della loro Madonna.
La coppia sacra e il culto misterico della Madonna
La presenza della Madonna come Bedda Matri accanto a S. Alberto ripristina la coppia sacra composta da Saturno, Dio civilizzatore e perciò delle origini, e da Venere, Dea non solo della bellezza ma anche della fecondità.
Venere Ericina era oggetto di un culto misterico volto alla fertilità e la prosperità della terra che durava nove giorni.
La quindicina e il velo della Madonna di Trapani
Anche in questo, la Madonna somiglia all’antico culto venusino che a metà agosto celebrava le Anagogie, la parteza della Dea da Erici sotto le sembianze delle colombe sacre.
Sebbene la festa patronale della Madonna di Trapani sia il 16 agosto, i primi quindici giorni di agosto sono oggi dedicati alla purificazione e alla preghiera, ma un tempo avevano un carattere molto più misterico e profondo.
Fino agli anni Cinquanta del secolo scorso la Madonna di Trapani era coperta tutto l’anno da un sottile velo ricamato, come le Dee madri del passato, era possibile ammirarla in tutto il suo splendore solo il 16 agosto, quando il velo veniva lasciato cadere.
Gli esorcismi miracolosi della Madonna di Trapani
Vi sono ancora nonni che raccontano di come, durante i primi quindici giorni di agosto, la Madonna fosse visitata da molte persone che si riteneva fossero possedute dai demoni.
I parenti, o essi stessi, si recavano davanti alla statua per implorare la Vergine di liberarli. Trascorrevano anche giornate intere all’interno della cappella, aggrappati alle grate in ferro, desiderosi di fuggire, di allontanarsi dalla sacra immagine e, allo stesso tempo, di esserne benedetti e guariti.
Le novene e i rosari che si recitavano davanti all’altare avevano lo scopo di liberare quelle persone dalla possessione diabolica che, quando la Vergine accordava il miracolo, avveniva il 15 agosto.
Niente mare il 15 agosto
Dopo quindici giorni di preghiere, rosari, messe e penitenze, finalmente i demoni lasciavano i corpi, scacciati dal potere taumaturgico della statua e fuggivano in mare, dove restavano in attesa di un nuovo corpo da possedere. Se nessuno fosse arrivato entro l’alba del 16 agosto, i demoni sarebbero tornati all’Inferno, ma qualcuno, nonostante tutto, arrivava sempre.
Sebbene tutti fossero consci del pericolo, vi era sempre qualcuno che, forse non resistendo al caldo, forse miscredente, forse distratto, faceva il bagno al mare il 15 agosto.
Allora i demoni si lanciavano addosso e ingaggiavano una lotta per scacciare l’anima del bagnante di turno e possederne il corpo. A volte la lotta era troppo violenta e il bagnante perdeva la vita.
Più spesso, invece, il demone vinceva e il ciclo della possessione e dell’esorcismo ricominciava.
Raramente, l’anima umana aveva la meglio e il bagnante tornava a casa incolume nel corpo e integro nello spirito.
La tradizione moderna
Sebbene oggi tutti dichiarino di non credere alle possessioni diaboliche e non si eseguano più esorcismi durante la famosa quindicina, i Trapanesi, il 15 agosto evitano la spiaggia. I più giovani non conoscono nemmeno più il motivo di questa tradizione ma lasciano le ciabatte da spiaggia nelle scarpiere e indossano i loro abiti migliori per celebrare il Ferragosto in campagna, in famiglia, al ristorante, ovunque, purché non sia al mare.


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