I Tarocchi di Bimbasperduta

Marzo 5, 2026

IL CODICE DEI TRIONFI – tour iniziatico nella Bergamo dei Trionfi

Hanno attraversato l’oceano. Si sono ricongiunti ai piedi del monte: oltre il tempo, lo spazio e le divisioni della storia. Maria Luisa Pacelli ha sfidato l’impossibile: riportare l’intero codice Visconti sotto lo stesso tetto. Attraversare le sale della Carrara non è visitare una mostra; è entrare in un varco che riporta la materia all’origine. Al […]
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Hanno attraversato l’oceano. Si sono ricongiunti ai piedi del monte: oltre il tempo, lo spazio e le divisioni della storia.

Maria Luisa Pacelli ha sfidato l’impossibile: riportare l’intero codice Visconti sotto lo stesso tetto. Attraversare le sale della Carrara non è visitare una mostra; è entrare in un varco che riporta la materia all’origine. Al secondo piano, lo spazio si contrae e il XV secolo smette di essere storia per diventare presenza.

 

Come tutte le vere magie, anche questa ha richiesto preparazione, studio, applicazione e, soprattutto, visione. È il risultato di una tessitura diplomatica durata anni, firmata da Maria Luisa Pacelli. La direttrice della Carrara ha compiuto l’impresa politica di riaprire i forzieri della Morgan Library di New York e di convincere i collezionisti privati a privarsi, per pochi mesi, dei loro tesori. Senza questa visione strategica, il codice sarebbe rimasto mutilato. Grazie alla sua caparbietà, per la prima volta nella storia è possibile ammirare contemporaneamente i mazzi Visconti-Brambilla, Cary-Yale e Visconti-Sforza: un’occasione eccezionale di comparazione e studio che forse non si verificherà mai più.

È grazie alla sensibilità di Paolo Plebani, curatore della mostra, che i Tarocchi tornano finalmente a parlarci. Plebani compie un atto di rottura: affranca le carte dal folklore ‘da bancarella’ e dal ruolo di semplice curiosità culturale per restituirle alla Grande Storia dell’Arte. Nelle sedici sale del percorso, le carte diventano capolavori assoluti che dialogano con le opere di Pisanello e dei grandi miniatori del Quattrocento, ritrovando così la loro voce originale.

Ma Plebani si spinge oltre: per la prima volta in un’istituzione museale di questo rango, si parla apertamente del ruolo divinatorio dei Tarocchi, analizzato come un raffinatissimo sistema di decodifica della realtà. Le sale della mostra sono un viaggio nel tempo alla scoperta di un linguaggio che si trasforma: oltre ai mazzi storici, sono presenti opere moderne che testimoniano come, da narratori dei destini di corte, i Tarocchi narrino oggi il destino delle Genti.

L’oro cesellato delle coppe si sovrappone alla punzonatura dello sfondo delle carte: emergono, come per incanto, velluti, sete e broccati. Gli abiti si fanno simbolo; la moda è narrazione e documento grazie alla guida di Gherardo Mazocchi, che ci insegna a leggere le pieghe e i tagli delle vesti come fossero cronache politiche.

Dal 1442, l’Imperatore del mazzo Visconti-Brambilla ci osserva con uno sguardo imperturbabile, una Gioconda seria e irraggiungibile. L’aquila imperiale sul copricapo a tesa ampia conferma che il potere dei Visconti discende dall’alto, dall’Imperatore Federico III stesso, rendendo Filippo Maria Visconti il braccio del Sacro Romano Impero nel Ducato di Milano. Nell’Imperatore del Cary-Yale, questa sovranità è ribadita dal consenso dei nobili, che sigillano l’alleanza poggiando le proprie corone ai suoi piedi.

Al contrario, l’Imperatore dei Visconti-Sforza — ritratto di profilo, solo, in un palazzo austero — parla di un potere conquistato sul campo, reso saldo dall’esperienza e dalla saggezza di una barba bianca. È un’autorità legittimata dal legame di Francesco Sforza con Bianca Maria Visconti, figlia naturale di quel Filippo Maria che era stato il committente ideale dei primi due mazzi.

Come Paolo Plebani mostra nel percorso espositivo, i Tarocchi sono molto più di un semplice gioco: sono la narrazione del destino di una casata e della storia del suo popolo. Gli amori e la politica dei Visconti e degli Sforza, di Milano e di Venezia, si intrecciano tra le carte come gli anelli diamantati sulle vesti dell’Imperatrice e della Giustizia. Questo intreccio genera significati divinatori profondi proprio perché radicati in sentimenti reali, in vite vissute e in patti politici di sangue, ripuliti dalla polvere del XVIII secolo che li voleva chiavi di mondi ancora da creare

Attraversiamo le sale. Le opere esposte mi attraversano, mi trascinano in una vertigine. Per me è come tornare al punto di partenza: la mostra è un portale spazio-temporale, è il momento in cui possiamo incontrare i Tarocchi non solo come carte o supporti fisici, ma come esistenze.

Mi sento come quando a quattordici anni ho attraversato per la prima volta il portone del Castello Sforzesco — ah, beata ingenuità! All’epoca sapevo solo che i Tarocchi erano nati a Milano, alla corte dei Visconti, e attraversare quel portone mi faceva sentire al centro della storia. Non ero troppo distante dalla verità: se i mazzi Cary-Yale e Brambilla furono commissionati, forse in parte eseguiti e certamente utilizzati a Palazzo Reale, il Castello Sforzesco esiste per volontà di Francesco Sforza. Fu proprio Bianca Maria, con l’aiuto di Bonifacio Bembo, ad arredarlo per renderlo il simbolo del potere, della stabilità e il manifesto politico dei Visconti-Sforza.

Allora ero sola; l’emozione restò chiusa in me come un diamante grezzo in una grotta inesplorata. Ma oggi, altri ventisette cuori hanno condiviso la mia emozione, hanno vissuto con me la magia. Senza necessità che io spiegassi: la nostra presenza, da sola, è già condivisione. Un battito all’unisono sulle note della stessa melodia.

Quando crediamo che la magia sia conclusa, la mostra ci sorprende ancora. Nel bel mezzo dell’incantevole tour condotto da Gherardo e suo padre tra le leggende di Bergamo, proprio al centro dei luoghi magici della Città Alta, appare un prolungamento inaspettato: il Palazzo della Ragione ospita un’installazione immersiva dedicata a Fabrizio De André e ai suoi Tarocchi. Due delle mie passioni più profonde che vibrano nelle pietre della sala medievale.

 Sono appena tornata dal tour ma sento già il richiamo di quel portone. Vorrei che il 2 maggio arrivasse domani per meravigliarmi ancora, per vivere la poesia di un incontro che non finisce. Il 2 maggio torniamo a far battere i nostri cuori all’unisono. Vieni a danzare con noi questa  melodia?

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